E’ stata presentata la nuova edizione del “Libro de li prati del monasterio di Chiaravalle”, curata da Andrea L’Erario del Politecnico, il 29 giugno all’Ambrosianeum.
Il volume, commissionato dal Municipio 5 del Comune di Milano, è stato realizzato nell’ambito delle iniziative per l’avvio del processo di candidatura dell’Abbazia di Chiaravalle e del suo paesaggio culturale nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Alla presentazione è intervenuto il Padre Abate Stefano Zanolini, assieme all’Assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi, al Presidente del Municipio 5 Natale Carapellese, alla Presidente della Commissione Cultura Caterina Misiti, al Presidente del Municipio 4 Stefano Bianco, all’Assessore Giacomo Perego.
Le relazioni di Andrea L’Erario del Politecnico di Milano, curatore del volume, della prof.ssa Luisa Chiappa Mauri dell’Università Statale di Milani, della prof.ssa Branduini del Politecnico e dei dott. Angelo Boscarino e Giovanni Venegoni di BIA, hanno arricchito l’incontro dotandolo del suo inquadramento storico e scientifico e della sua contemporaneità ai fini del percorso alla candidatura UNESCO.
L’Abbazia di Chiaravalle e il suo paesaggio rappresentano un connubio profondo e stratificato tra cultura, natura e patrimonio, tanto materiale quanto immateriale. Il paesaggio agrario di Chiaravalle, l’antica terra monasterii – che ancora oggi possiamo riconoscere nell’intricato sistema di rogge e fontanili, nelle marcite, nei campi coltivati e nelle silenziose stradine di campagna – è il risultato di quasi 900 anni di trasformazioni, adattamenti e continuità. Si tratta di un territorio plasmato con pazienza, lungimiranza e ingegno dall’intenso lavoro dei “monaci bianchi”, capaci di governare e valorizzare una risorsa fondamentale e preziosa, di cui il sottosuolo milanese è particolarmente ricco: l’acqua. Oggi questo antico patrimonio agricolo e questo sapere legato alla regimazione delle acque – conoscenze antiche ma ancora sorprendentemente attuali – si riflettono nelle permanenze storiche del paesaggio e nelle relazioni che si instaurano tra i diversi elementi che lo compongono, siano essi tangibili o intangibili, come tradizioni, memorie e identità. All’interno di questa lunga e affascinante storia, il Libro de li Prati del Monasterio di Chiaravalle, manoscritto del 1578, si configura come un prezioso “taccuino di viaggio” che guida l’osservatore alla scoperta di luoghi talvolta dimenticati o sconosciuti. Esso testimonia come, nonostante i profondi cambiamenti intervenuti nel tempo, il paesaggio della “Valle dei monaci” continui a vivere nel presente, rappresentando ancora oggi una parte integrante della quotidianità di Milano e dei milanesi. (dal sito di SIRA Società Italiana per il Restauro dell’Architettura)
Il testo ha l’introduzione di Don Stefano Zanolini, Abate dell’Abbazia di Chiaravalle Milano, in cui dice – Quando il nostro Padre fondatore, San Bernardo, giunse in queste terre, trovò una selva inospitale e acquitrinosa. Eppure, lui e i primi monaci al suo seguito non vi scorsero una maledizione, ma un’opportunità per glorificare Dio attraverso la fatica e l’ingegno. Il prezioso codice che oggi torna a splendere è la testimonianza di quella cura della casa comune che, secoli prima di diventare un monito moderno, era ed è tutt’oggi, per noi monaci cistercensi, una necessità spirituale.
I prati irrigui qui descritti non sono semplici appezzamenti di terra; sono il risultato di una sapienza che ha sa puto ascoltare il ritmo dell’acqua. […]
Grazie alla collaborazione con la cooperativa Koinè, oggi quella meticolosa precisione che Fra De Blachi impresse nelle sue pergamene trova una nuova voce attraverso le visite guidate, le iniziative culturali e le attività didattiche che animano il nostro monastero. Non vogliamo che il Libro de li Prati rimanga un tesoro silente; per questo motivo, ogni anno, più di ventimila studenti e visitatori percorrono i medesimi sentieri tracciati nel 1578. Attraverso i laboratori del nostro mulino, la didattica moderna permette di toccare con mano l’ingegneria delle marcite e di comprendere come il sapiente governo delle acque, ieri disegnato con l’inchiostro, sia oggi una lezione fondamentale di ecologia pratica. Vedere lo stupore nei bambini mentre scoprono il funzionamento di una chiusa o la ricchezza di un prato stabile significa vedere quel codice tornare a vivere: è la trasformazione del sapere dei monaci agrimensori in una coscienza civile che educa le nuove generazioni al rispetto e alla salvaguardia della terra.
Il volume non è in vendita, è scaricabile dal sito dell’editore SIRA in PDF



