Il 6 marzo, all’Abbazia di Chiaravalle, si è svolto un incontro pubblico tra il mondo cooperativo e la Diocesi ambrosiana, dedicato al valore del lavoro e al ruolo della cooperazione nello sviluppo delle comunità. Un momento di dialogo e confronto attorno ai temi dell’economia reale, del bene comune e della responsabilità sociale promosso da Confcooperative Fedagripesca Lombardia insieme alla Fondazione Grana Padano.
La mattinata si è aperta con una visita all’Abbazia di Chiaravalle, accompagnata dalla guida di Koinè cooperativa sociale, in un contesto fortemente simbolico per la storia del territorio. Luogo della tradizione agricola e monastica lombarda e sede della Fondazione Grana Padano, l’Abbazia richiama una storia in cui lavoro, comunità e territorio si sono intrecciati nei secoli. Qui i monaci cistercensi seppero trasformare l’abbondanza di latte in un formaggio a lunga conservazione, dando origine a una tradizione produttiva che ancora oggi rappresenta un patrimonio culturale ed economico condiviso.
Padre Stefano Zanolini, abate della comunità monastica cistercense, ha richiamato il significato profondo del lavoro come dimensione non solo produttiva, ma anche relazionale e comunitaria. Un’esperienza che si apprende nella pratica quotidiana, nel confronto con gli altri e nelle situazioni concrete, e che contribuisce a costruire senso e appartenenza.
A concludere l’intervento dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che ha sottolineato il contributo della cooperazione come modello capace di tenere insieme pensiero, professionalità e impegno sociale, generando benessere per le persone e per i territori. Nel suo intervento ha richiamato l’importanza di un’economia che non smarrisca il proprio fine: i mezzi economici devono rimanere strumenti, mentre il benessere delle persone e delle comunità deve restare l’orizzonte di riferimento. In questo senso, la cooperazione è stata indicata come un’esperienza capace di custodire il legame tra lavoro, dignità e responsabilità collettiva. L’Arcivescovo ha infine rivolto al mondo cooperativo tre incoraggiamenti: coltivare l’unità, investire nella qualità e mantenere la capacità di resistere nelle difficoltà.
Sono tre le parole‑chiave affidate al mondo cooperativo:
- Unità, intesa non come uniformità, ma come capacità di costruire cammini comuni, condividendo visioni, risorse e responsabilità, pur nella diversità.
- Qualità, non solo dei prodotti o dei servizi, ma del lavoro stesso, delle relazioni, dell’impatto sul territorio e sull’ambiente.
- Resistenza, come capacità di attraversare le difficoltà senza perdere il senso del proprio agire, facendo leva sulla mutualità e sulla convergenza tra soggetti.
Parole che richiamano una cooperazione capace di affrontare le sfide del presente mantenendo al centro la dignità del lavoro, il legame con i territori e il bene delle comunità.
Parole che trovano riscontro anche nel lavoro quotidiano di Koinè, come sottolinea la presidente Alessia Minuz:
«Unità, qualità e resistenza non sono per noi parole astratte, ma esperienze del lavoro quotidiano. Le incontriamo nel lavoro sociale, nei servizi, nelle relazioni e nelle scelte che richiedono attenzione e responsabilità. È in questo senso profondo di koinè – intesa come spazio condiviso, come pratica comune – che continuiamo a credere in una cooperazione capace di tenere insieme professionalità, cura del lavoro e impegno verso le comunità.».



