Nel lavoro sociale ed educativo siamo abituati a misurare il benessere di bambini, famiglie, cittadini e comunità. Molto più raramente ci fermiamo a misurare quello di chi quei servizi li rende possibili ogni giorno. Per questo Koinè ha realizzato una rilevazione strutturata sul benessere lavorativo delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori, a cui hanno partecipato 199 persone, circa la metà delle lavoratrici e dei lavoratori, appartenenti a tutti gli ambiti della Cooperativa. La scelta nasce da una convinzione semplice: la qualità dei servizi non può essere separata dalla qualità del lavoro di chi li realizza.
Una cooperativa che sta bene, ma che non vuole accontentarsi
Il dato complessivo restituisce un livello medio di benessere pari a 4,65 su 6: un risultato positivo, che racconta una cooperativa in cui le persone trovano motivazione, relazioni significative e riconoscimento del proprio ruolo. I punteggi più elevati riguardano il rispetto reciproco (5,16), la sicurezza (4,96), l’autonomia nel lavoro (4,95), la disponibilità delle figure di responsabilità (4,88) e il riconoscimento dell’impatto sociale del proprio lavoro (4,83).
Sono positivi anche il senso di appartenenza ai valori della cooperativa e il supporto tra colleghe e colleghi, entrambi pari a 4,62, così come la propensione a raccomandare Koinè come luogo di lavoro, pari a 4,83.
Nel complesso, emerge un contesto professionale fondato sulle relazioni, sulla collaborazione e su una comune idea del lavoro educativo e sociale.
Ma la complessità è reale e non può essere invisibile
Accanto ai punti di forza, la rilevazione evidenzia anche alcune aree di attenzione. Proprio perché abbiamo scelto di ascoltare davvero, abbiamo deciso di rendere visibili le criticità per nominarle con onestà e trasformarle in piste di lavoro condivise. Le principali fatiche riguardano la sostenibilità del lavoro quotidiano: il carico di lavoro (con 3,59 su 6), la possibilità di completare le attività entro l’orario (3,40), la gestione di urgenze e imprevisti (3,55) e il ritmo di lavoro serrato (3,64.
Sono numeri che raccontano tempi stretti, bisogni che cambiano rapidamente e responsabilità che richiedono presenza, attenzione e capacità di tenere insieme molte dimensioni. Anche il rapporto tra vita privata e lavoro evidenzia margini di miglioramento, con una media di 3,83.
Il dato più critico riguarda la retribuzione: l’equilibrio tra trattamento economico e ruolo svolto ottiene 2,39 su 6, il valore più basso dell’intera rilevazione. È un segnale netto, che chiama in causa dignità, riconoscimento e futuro del lavoro sociale ed educativo.
Un tema che riguarda tutto il settore
Questo dato non parla soltanto di Koinè, ma di una questione che attraversa l’intero sistema dei servizi educativi e sociali. Alle professioni della cura vengono richieste competenze sempre più elevate, mentre il riconoscimento economico e sociale continua ad essere insufficiente. Per questo leggere i dati sul benessere lavorativo significa anche interrogarsi sul valore che il nostro Paese attribuisce al lavoro di cura, all’educazione e alla costruzione di comunità più inclusive.
Dall’ascolto all’azione
Per Koinè questo questionario non è un punto di arrivo, ma uno strumento di responsabilità organizzativa. I risultati saranno utilizzati per orientare riflessioni e azioni concrete sulla sostenibilità del lavoro, sull’organizzazione dei servizi e sulle condizioni che permettono alle persone di svolgere bene il proprio ruolo. Abbiamo scelto di condividere pubblicamente questi dati perché crediamo che la trasparenza sia una forma di coerenza: se il benessere delle persone è davvero importante, deve poter essere misurato, discusso e assunto come criterio di qualità dell’organizzazione.
Perché la qualità dei servizi educativi e sociali nasce anche dalle condizioni di lavoro delle persone che, ogni giorno, dedicano competenze, energia e responsabilità alla cura degli altri.
Ci prendiamo cura di chi si prende cura
Come abbiamo raccontato nella nostra campagna SEPCIE RARE “Molte persone sono costantemente impegnate per costruire ambienti di lavoro sostenibili, inclusivi e capaci di valorizzare le persone. Proteggere le specie rare significa investire in formazione, ascolto, condizioni di lavoro dignitose e riconoscimento sociale.”



