Koinè è stata invitata a Torino, presso Housing Giulia all’incontro  “Lavoratori del sociale, fare senza di noi non si può”,  il confronto a partire dal numero del magazine VITA  “Social worker, senza di loro perdiamo tutti” dedicato al lavoro sociale, che ospita anche il racconto della campagna Specie Rare promossa dalla Cooperativa.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto pubblico, costruita a partire da una scelta precisa: mettere al centro le esperienze e le voci di chi opera quotidianamente nei servizi.

Il primo panel, significativamente intitolato “Il problema da vedere, le voci da ascoltare” e moderato dal direttore Stefano Arduini, ha dato spazio alle testimonianze dirette di professioniste e professionisti del settore, con l’obiettivo di restituire uno sguardo autentico sullo stato d’animo del lavoro sociale oggi, tra motivazioni profonde e difficoltà sempre più evidenti.

In questo contesto, Koinè ha portato il proprio contributo attraverso l’intervento della presidente Alessia Minuz, che ha richiamato il valore e la complessità di un lavoro capace di generare effetti che attraversano le vite delle persone, le relazioni e le comunità, ma che oggi si svolge spesso in condizioni non sostenibili.

Una tensione che Koinè ha scelto di rendere visibile attraverso la campagna Specie Rare, raccontata nel numero di maggio di VITA: un progetto nato per affermare il valore del lavoro sociale e, al tempo stesso, aprire una riflessione pubblica sulla sua sostenibilità.

«Non è accettabile che il lavoro sociale continui a restare ai margini, schiacciato tra narrazioni retoriche e invisibilità», ha dichiarato Alessia Minuz, presidente di Koinè. «Non è la mancanza di motivazione il problema: proprio perché questo lavoro ha così tanto senso, molte persone continuano a sceglierlo. Il punto è che, troppo spesso, non trovano le condizioni per restarci», ha aggiunto Minuz.

Da qui emerge una questione sempre più centrale: la necessità di passare dal riconoscimento simbolico del lavoro sociale alla costruzione concreta di condizioni più sostenibili.

«Se questo lavoro è essenziale — e lo è — allora devono diventarlo anche le condizioni che lo rendono possibile», ha concluso la presidente di Koinè.

La serata è stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale del Manifesto del lavoro sociale, promosso da VITA insieme alle 75 organizzazioni del suo Comitato Editoriale: una presa di posizione collettiva che parte da un’affermazione semplice e netta — senza i social worker, perdiamo tutti.
Educatori, assistenti sociali, insegnanti, infermieri, oss, badanti…Mai come oggi le lavoratrici e i lavoratori della filiera della cura sono in sofferenza. Le condizioni economiche e di stress professionale contano molto. Ma non conta meno la mancanza di riconoscimento civile e pubblico verso questi professionisti che hanno un peso determinante nella vita di tutti noi – racconta VITA nella presentazione del Manifesto del lavoro sociale.
Il Manifesto nasce proprio da qui: dalla necessità di riportare questo lavoro al centro dello sguardo pubblico e di affermarne, senza ambiguità, il valore sociale e politico.
Per questo non è solo un documento da leggere, ma uno strumento da far circolare. Condividerlo — nei contesti di lavoro, nelle comunità, nelle reti che abitiamo — significa contribuire a costruire consapevolezza. È un gesto semplice, ma non neutro: è un modo concreto per dire che non possiamo più permetterci di non vedere.

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