La valorizzazione del lavoro sociale ed educativo è stata al centro di due appuntamenti a cui Koinè ha partecipato nelle ultime settimane: il XIX Colloquio Scientifico dell’Impresa Sociale, a Siena il 23 e 24 ottobre, e HR4Good 2026, organizzato da Job4Good ad Assago il 30 ottobre.
Due contesti diversi, il confronto scientifico sull’impresa sociale e la riflessione sui cambiamenti nella gestione delle risorse umane nel Terzo Settore, in cui abbiamo portato un punto di vista comune: riconoscere il valore di queste professioni significa rendere visibili le competenze e i cambiamenti che contribuiscono a generare, ma anche costruire le condizioni per sceglierle e continuare a svolgerle.
A Siena, con il contributo “Valorizzare il lavoro sociale: una pratica trasformativa tra attrattività, narrazione e innovazione organizzativa”, la nostra presidente Alessia Minuz ha raccontato il percorso di Koinè, avviato dall’ascolto di chi lavora nei servizi. Al centro, la distanza tra il valore che queste professioni producono e le condizioni concrete in cui vengono svolte: una distanza che rende più difficile riconoscersi in un progetto professionale e immaginare di restarvi nel tempo. Non è soltanto una questione interna alle cooperative: la discontinuità nei gruppi di lavoro può indebolire le relazioni e i percorsi educativi, con conseguenze sulla qualità dei servizi.
Da qui l’impegno su tre direzioni che devono procedere insieme: comunicazione, organizzazione e formazione. Con Specie Rare, Koinè ha scelto di raccontare le professioni sociali attraverso le competenze e le responsabilità, oltre la sola retorica della vocazione. Ma raccontare diversamente il lavoro non basta se non si interviene anche sui modelli organizzativi: carichi e tempi di lavoro, equilibrio con la vita privata, possibilità di crescita e partecipazione alle scelte. Non si tratta soltanto di chiedere a chi entra di adattarsi, ma di rendere le organizzazioni più capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative delle persone.
Anche il rapporto con scuole e università va oltre il reclutamento: testimonianze, laboratori ed esperienze nei servizi possono far conoscere la complessità di queste professioni prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, favorendo scelte consapevoli. La riflessione di Siena ha quindi tenuto insieme il riconoscimento pubblico del lavoro sociale e la responsabilità delle organizzazioni nel renderlo un percorso professionale in cui poter crescere e restare.
Dalla riflessione di Siena su come rendere le professioni sociali riconosciute e desiderabili, il confronto ad Assago è passato alle risorse e alle condizioni concrete per svolgerle. L’incontro “HR4Good 2026 – Cosa sta cambiando nel lavoro HR del Terzo Settore”, organizzato da Job4Good, ha riunito chi si occupa di persone nelle organizzazioni e chi sviluppa strumenti e tecnologie, affrontando i temi dei dati, dell’intelligenza artificiale e del welfare per il benessere e la qualità del lavoro.
Nel panel “Le cooperative pagano poco o sono pagate poco?”, Alessia Minuz ha approfondito il legame tra riconoscimento professionale, risorse e condizioni di lavoro.
L’intervento è partito dalla considerazione che, troppo spesso, le cooperative pagano poco perché sono pagate poco. Una questione che richiama sia le risorse destinate ai servizi sia il valore che, come sistema, riconosciamo al lavoro sociale ed educativo.
Per queste professioni, la motivazione è una componente importante, ma non può compensare ciò che manca sul piano economico e organizzativo. Il riconoscimento delle competenze e delle responsabilità deve quindi tradursi anche in condizioni concrete di lavoro.
È anche il tema portato nello spazio pubblico dalla campagna Specie Rare: la difficoltà di trovare educatrici, educatori e professionisti del sociale non riguarda soltanto la selezione del personale, ma la capacità del welfare di rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità.
La valutazione d’impatto aiuta a rendere visibile il valore del lavoro educativo. Nei 14 nidi di Koinè, la rilevazione proposta alle 569 famiglie iscritte ha raccolto l’80% di partecipazione: il 92% delle rispondenti ha osservato progressi nell’autonomia e nelle competenze motorie dei bambini. Queste osservazioni non dimostrano che i progressi dipendano esclusivamente dal nido, ma offrono un’occasione per raccontare le competenze del lavoro educativo — osservazione, progettazione, confronto in équipe, formazione e dialogo con i genitori — e portarle nel confronto sulle risorse e sulle condizioni di lavoro.
Da Siena ad Assago, il messaggio è quindi comune: la valorizzazione del lavoro sociale ed educativo passa dal riconoscimento economico, sociale e professionale. Non basta definirlo indispensabile: occorre costruire le condizioni perché le persone possano sceglierlo e continuare a svolgerlo.


