Dall’anoressia al binge eating: quando il cibo diventa il linguaggio di un dolore più profondo. Buone pratiche per orientarsi tra i sintomi dei disturbi del comportamento alimentare e per chiedere aiuto (testo di Ilaria Lualdi, psicoterapeuta del Centro Astrolabio).
Non si tratta di “capricci” alimentari. I Disturbi del Comportamento Alimentare (noti come DCA) sono comportamenti anomali riguardanti il consumo di cibo, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicosociale. Dall’ultima versione del DSM 5, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, i disturbi alimentari si classificano in:
- anoressia nervosa
- bulimia nervosa
- binge eating
- pica
- disturbo della ruminazione
- disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo
I DISTURBI PIU’ COMUNI
ANORESSIA NERVOSA
Tra tutti i DCA è il più letale. Si caratterizza dalla limitazione dell’apporto di cibo, la riduzione del peso corporeo e la costante preoccupazione relativa al suo incremento, la percezione distorta di essere in sovrappeso. Spesso l’anoressia nervosa è accompagnata da una ridotta alimentazione, un eccessivo esercizio fisico, episodi di vomito o di altre condotte eliminatorie. Può anche manifestarsi con abbuffate e conseguenti condotte di eliminazione (vomito, abuso di clisteri o lassativi o diuretici). I suoi effetti comprendono l’alterazione dei parametri vitali (bradicardia, ipertensione arteriosa) o di esami di laboratorio (anemia, riduzione della densità ossea). Per i 2/3 dei pazienti che soffrono di anoressia nervosa c’è una remissione a distanza di 5 anni, oltre che rischio di mortalità. L’anoressia nervosa colpisce l’1% della popolazione femminile, mentre il tasso maschile è circa 1/3 di quello femminile, manifestandosi più comunemente tra adolescenti e giovani adulti.
BULIMIA NERVOSA
Caratterizzata dalla perdita di controllo sull’alimentazione, dal consumo di quantità di cibo eccessive, dai tentativi di controllo del peso attraverso il digiuno, il vomito, l’esercizio fisico estremo o l’abuso di lassativi, la bulimia nervosa è tipicamente un comportamento in risposta a sentimenti di depressione o stress. Le persone che ne soffrono mangiano avidamente il proprio cibo, consumandolo in quantità nettamente maggiori rispetto a quelle di un pasto normale. Spesso si vergognano della loro mancanza di controllo e ciò li porta a mangiare in solitudine e successivamente a rimettere.
La bulimia nervosa condivide con l’anoressia nervosa alcune caratteristiche: anche nel suo caso l’autostima coinvolge la forma corporea e l’aspetto. Una netta distizione si ha nel fatto che, nel caso della bulimia nervosa, vi è l’assenza della distorsione nel vedersi sovrappeso quando in realtà non lo si è (come invece avviene nel caso dell’anoressia nervosa).
La bulimia nervosa si manifesta più comunemente dell’anoressia nervosa, affligge circa 1-2% della popolazione femminile. Quasi la metà guarisce pienamente e circa ¼ migliora. Il restante quarto si stabilizza in una condizione cronica. Si caratterizza dunque come meno letale dell’anoressia nervosa.
BINGE EATING
Il più comune tra i DCA, si manifesta con la perdita di controllo in abbuffate che non si accompagnano a comportamenti compensatori. Le persone che soffrono di Binge Eating infatti mangiano rapidamente (spesso quando si sentono tristi o preoccupate) e non si accorgono del senso di sazietà, che giunge quando ormai hanno consumato troppo. Il Binge Eating spesso si verifica in coda a una dieta e colpisce circa il 2% degli adulti e l’1% degli adolescenti. È più frequente nelle donne ed è spesso associato alla condizione di obesità.
COSA C’È DIETRO AI SINTOMI DI UN DCA?
Quando si parla di DCA è bene ricordarsi che si sta parlando di patologie complesse e che i sintomi sono la manifestazione di una condizione di sofferenza più profonda. Dietro ai sintomi di un disturbo del comportamento alimentare possiamo spesso identificare un senso pervasivo di inefficacia personale, la difficoltà di identificare le sensazioni e gli stati mentali, una fragilità legata alla propria identità che si focalizza in maniera centrale sull’immagine corporea e sulla sua distorsione. Si parla di deficit di percezione del corpo vissuto, che si può così classificare:
- Percezione egodistonica del proprio corpo
- Percezione di sé attraverso misure oggettive
- Percezione di sé attraverso lo sguardo e la valutazione altrui
- Percezione di sé attraverso la restrizione
CONCETTO DI SÉ E FUNZIONAMENTO COGNITIVO IN PRESENZA DI UN DCA
Le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare tendenzialmente manifestano una bassa autostima, difficoltà nel senso di appartenenza e un generale bisogno di riconoscimento e di fiducia. Per quanto riguarda il funzionamento cognitivo, si parla di Deficit di Coerenza Centrale, che indica la loro fatica nel cogliere il quadro generale della loro situazione. Non è raro inoltre che manifestino scarsa flessibilità cognitiva e anche quello che viene definito un Deficit di Comprensione della Mente Altrui, che indica la fatica a comprendere le comunicazioni implicite.
GLI INDIZI
Può essere difficile individuare i “campanelli d’allarme” di un disturbo del comportamento alimentare, anche perché frequentemente chi ne soffre tende a nascondere quelli che possono essere segnali fondamentali. Molte di queste condotte, almeno in una fase iniziale, possono non evidenziarsi nello sfondo di una cultura ossessionata dalla magrezza e dalla “dieta” e può essere difficile comprendere quando pensieri, comportamenti e scelte alimentari stanno diventando pericolosi, mettendo così a rischio la salute fisica e mentale.
Cerchiamo dunque adesso di elencare quali possono essere gli indizi più frequenti della presenza di un DCA, in modo tale da fornire delle prime indicazioni che possono poi guidare a chiedere aiuto:
- drasticità, repentinità e ferrea costanza nel cambiamento del regime dietetico
- eliminazione di determinati cibi, salto dei pasti, scelta di cibi ricchi di fibre, assunzione di grandi quantità di liquidi o di bibite dietetiche
- calcolo delle calorie
- scelta di modelli alimentari che in realtà possono rappresentare una giustificazione per ridurre l’introito alimentare.
- comparsa di abitudini alimentari inusuali (es. sminuzzare eccessivamente il cibo, mangiare molto lentamente, consumare molte gomme da masticare)
- comportamenti quali: mangiare da soli nella propria stanza, controllare le porzioni proprie e altrui, alzarsi da tavola subito dopo aver mangiato per andare in bagno, cucinare per gli altri spesso e in maniera compulsiva
- forte interesse per ogni argomento di cucina e alimentazione
- esercizio fisico eccessivo
- comportamenti quali: lamentarsi del freddo e vestirsi in maniera più pesante del necessario o vestirsi molto più leggeri del necessario per aumentare il dispendio energetico
- abbuffate (difficili da osservare, in quanto avvengono solitamente in solitudine, di nascosto, con senso di colpa e di fallimento. È importante sapere che spesso accadono dopo periodi di restrizione o in risposta a stati di sofferenza emotiva)
- vomito autoindotto
- preoccupazione per l’immagine corporea: desiderio di magrezza e controllo frequente del peso e della forma del corpo
- disturbi emotivi e psicologici come: depressione, rabbia, tristezza, isolamento, ossessioni, stati ansiosi, spesso accompagnati da tono dell’umore instabile, comunicazione problematica, pensieri suicidari, atti dimostrativi o comportamenti autolesivi
- insonnia
- irregolarità del ciclo mestruale
COSA DIRE O FARE
Non esiste un manuale di istruzioni, tuttavia un punto di partenza è sempre l’empatia: è importante esprimere dispiacere e preoccupazione senza far sentire la persona che soffre di un DCA in colpa, ricordandosi che non è mai un discorso di volontà ma che ci si trova di fronte a una patologia complessa. È importante anche non aspettarsi che il problema “passi in fretta” da un giorno all’altro: è necessario un percorso articolato dove il rispetto dei tempi deve essere tenuto presente.
In famiglia, è fondamentale evitare che la conversazione a tavola si riduca a parlare di cibo. Una possibilità è trovare argomenti diversi per instaurare un dialogo e distogliere temporaneamente la persona con DCA (oltre che sé stesse/i) dal problema alimentare. Che mangi o meno, è utile fare in modo che la persona con DCA resti a tavola fino a quando si è finito di pranzare. Per farlo, un consiglio utile è metterla sul piano della compagnia, facendola sentire accolta e accettando la sua eventuale scelta di non toccare cibo.
Il pranzo e la cena infatti sono i momenti più drammatici quando si è in presenza di un DCA, momenti in cui l’ansia può salire a livelli insostenibili. È importante sapere che discutere con la persona con DCA o in presenza di altre/i sul suo problema con il cibo a tavola, nel luogo e nel tempo più ansiogeni in assoluto, non ha alcun effetto benefico e può in realtà contribuire a farla rifugiare sempre più nella sua malattia.
A CHI RIVOLGERSI PER LA CURA DI UN DCA
Quando un genitore riconosce nel proprio figlio/figlia comportamenti riconducibili a quelli sopradescritti, è importante che ne parli prima di tutto con il pediatra o con il medico curante per essere aiutato nella valutazione e nel definire le procedure da seguire per una valutazione specialistica.
Per completezza segnaliamo che sul territorio i presidi specializzati sono:
- ASST GOM Niguarda Milano
- Istituto Auxologico Italiano
- Ospedale San Raffaele, Ville Turro
- ASST Melegnano e Martesana
- Centro Sant’Ambrogio Fatebenefratelli
Sono necessari diversi livelli di assistenza per la cura di un DCA, dal trattamento ambulatoriale al ricovero ospedaliero (in acuzie), dal trattamento residenziale al Centro diurno. È necessario che tutti questi livelli di assistenza siano coordinati tra loro. Pertanto è fondamentale sapere che il percorso non deve mai essere intrapreso in solitudine: chiedere aiuto è il primo passo per la cura. Essere accompagnate/i in questo percorso da un presidio specialistico rappresenta l’unica possibilità per stare bene.
Se identificate dei comportamenti che sono simili a quelli citati, potete contattarci al Centro Astrolabio oltre che parlarne con il vostro medico.




